NFP: il dato di oggi e i commenti degli analisti

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  • Non-Farm Payrolls
  • Tasso di disoccupazione USA
  • Aumento medio salari

Il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti è sempre un evento in grado di concentrare le attenzioni di analisti e investitori. Nonostante l’importanza del dato sono ormai parecchi mesi che le sue capacità di market mover sono limitate. La stabilità del mercato del lavoro a stelle e strisce ormai non fa più notizia. Andando a fondo e snocciolando dei numeri vediamo che il dato al disopra delle aspettative di 185 mila unità toccato ad aprile possa esser un benchmark, anche se non ci si aspetta un risultato superiore.  

La previsione del tasso di disoccupazione continua a sfiorare il massimo storico di 50 anni fa intorno al 3,8%, spingendo così fortemente la pressione del Presidente Trump e delle sue politiche di economia interna. Parere però che viene contestato da Moody’s con le parole di Mark Zandi. Il Capo Economista statunitense in una recente intervista alla CNN ha espresso tutte le sue perplessità sulla costante visione positiva del mercato del lavoro. “E’ un solido ritmo di crescita. Ma il tasso di crescita sta rallentando”, commenta Zandi aggiungendo che: “Nel 2018, la creazione di posti di lavoro media è stata di quasi 225.000 unità mensili. Finora quest’anno è di circa 180.000 posti di lavoro, quindi il ritmo ha sensibilmente rallentato. Se manteniamo questa tendenza la previsione futura è in un paio d’anni di esser tornati al di sotto delle 100.000 al mese. Dovremmo prepararci per la creazione di posti di lavoro molto più lenti in anticipo”.

Zandi poi chiude l’intervista con una interessante analisi sull’aumento dei pensionati, contribuiranno anche a rallentare il mercato del lavoro. Nella situazione attuale ci sono disponibili più posti di lavoro che persone in cerca, ma la spinta alla robotizzazione che stanno attuando le imprese (Wallmart ha già dichiarato che entro il 2020 tutte le sue casse saranno automatiche e gestite domoticamente. MacDonald sta già sperimentando molteplici punti di vendita diretti integralmente gestiti da robot con self-service incluso.) inevitabilmente diminuirà la creazione di posti di lavoro.

“Il mercato del lavoro inoltre potrebbe subire una ulteriore battuta d’arresto dall’ aumento del salario minimo, che di per sé può rallentare le assunzioni. I salari orari medi sono aumentati di circa il 3% all’anno dall’agosto 2018. Questo ritmo è molto più veloce del ritmo dell’inflazione, che è di circa il 2%. La preoccupazione derivante è che l’aumento dei salari potrebbe costringere le imprese ad aumentare i prezzi, il che potrebbe indurre la Federal Reserve ad aumentare i tassi di interesse per combattere l’inflazione.” Commenta Zandi. Nonostante questo, le recenti dichiarazioni di Jerome Powell sono sempre molto distensive quando si tratta di tassi di interesse e di inflazione, non sembrando eccessivamente preoccupato per le pressioni salariali. In una conferenza stampa di mercoledì ha detto che non ci sono segni di surriscaldamento dell’economia. “I salari salgono a un ritmo appropriato”, chiosa il Presidente della FED.